giovedì 26 settembre 2013

Radiant - Punto Radiante

Autori: Everything Everything
Album: Arc
Testo in lingua originale: 
http://www.azlyrics.com/lyrics/everythingeverything/radiant.html


Punto Radiante

Guardo fisso nel telescopio, affamato (di sapere)
Sto proprio guardando fisso nel telescopio
Lo so
Quando ogni centimetro di materia è stato misurato
E tutte le forze e gli elementi sono stati scoperti, sono conosciuti
Sta accadendo
Sei alla ricerca di qualunque cosa arrivi dopo
Stai cercando un modo per scappare via
Per scappare via da tutto questo
Cerchi una mappa senza tracciati
Stai avendo dei ripensamenti riguardo ad ogni cosa
Ogni cosa

Ma vedo un contatore Geiger, e vedo una scala Richter

Vai! Lascia le tue abitazioni, prendi  tutto ciò che puoi!
Non è uno scherzo! Sta prendendo il sopravvento su di te!

E tu potresti fare la differenza così facilmente,
potresti fare la differenza, ma non lo fai... non lo fai
Lo so
e ora non mi hai mai detto nulla di vero,

non hai mai il tempo per guardare nell’insieme,  (per guardare) ogni cosa
Lo so
e tutti stanno pensando alla stessa cosa
e nessuno ne parla, lo sai
tu sai tutto
Salti una generazione e la trovi, salti una generazione e OH
e ooooh

Ma vedo un contatore Geiger, e vedo una scala Richter!
E la verità è che… la nascita di un bambino
la luce del sole… è tutto ciò che io abbia mai posseduto!

Vai! Lascia le tue abitazioni, prendi  tutto ciò che puoi!
Non è uno scherzo! Sta prendendo il sopravvento su di te!
Vai! Lascia le tue abitazioni, prendi  tutto ciò che puoi
Non è uno scherzo! Sta prendendo il sopravvento su di te

E io potrei fare la differenza così facilmente
potrei fare la differenza ma non lo faccio,
cara, ecco la chiusura.


______
Ho avuto un po' di difficoltà a tradurre il titolo, che poi ho reso come "Punto radiante" perchè è un punto nel cielo da cui sembrano provenire gli sciami meteoritici... E si accorda bene sia con l'inizio che con il ritornello.

Lettore caro, ascoltateli gli Everything Everything se ti capita, sono davvuueeeeero particolari! 

martedì 24 settembre 2013

Piccola novità...

Dato che è già qualche tempo che mi frulla per la testa quest'idea, adesso la condivido con te, tesoro di un pazientissimo e carinissimo lettore.

Ogni tanto mi diverto a tradurre a modo mio i testi di canzoni che mi colpiscono particolarmente.

In più parecchie traduzioni che si trovano su internet sono fatte non con i piedi, ma con i piedi dei piedi di un myriapoda.

E le spiegazioni possono essere due:
o la gente non ha voglia di immedesimarsi nei testi e usa sitacci di traduzione automatica
oppure Mr. Crab, (
noto per la sua generosità e larga manica nel retribuire altri da sé stesso) è colui che stipendia i traduttori, quindi il loro scontento si riflette sulle traduzioni scarse. 

Ovviamente io propendo per la seconda ipotesi.

PERCIO', tirando le fila dei miei allegri ed infiniti sproloqui:

una tantum pubblicherò una di queste mie traduzioni!

Non perché saranno meglio di quelle già in circolazione a livello di resa grammaticale (dove sicuro a palla che troverai un sacco di errori, se vuoi proprio fare il pignolo) ma perché cercherò di mantenere nei testi di queste belle canzoni un po' del background di emozioni che si portano dietro e di convertirle nella lingua del bel canto.

cercherò... per cui sii buono. 

E se ti verranno in mente, suggerimenti per migliorare qualcosa saranno seeeeempre tenuti in considerazione. :D



P.S.:
-Se hai googlato myriapoda durante la lettura del testo hai la mia stima, perché sei una persona curiosa.
-Se già sapevi cosa fosse un  myriapoda pollice bene bene in alto per te.
[semicit.]
-Se non sapevi cosa fosse un myriapoda e non hai cercato cosa sia un myriapoda toh: --> http://lmgtfy.com/?q=myriapoda


P.P.S. Coglimi la semicit. e ti amerò per sempre. 


domenica 22 settembre 2013

IL RISVEGLIO È UNA COSA MER(D)AVIGLIOSA

Ci sono mattine in cui ti svegli col sorriso, gli uccellini cantano manco avessero imparato a memoria la sinfonia n° 2 di Chopin e il sole filtra dalla finestra che sembra quasi star lì a sussurrarti dolce “ehi tesoro, è ora di svegliarti”.

Poi, ci sono le mattine stronze, caro lettore.
Di quelle che hai toccato il cuscino circa 4 ore prima e…

Telefono.
Rispondi. “Amore, sono mamma, siamo all’ospedale” .
Ti accerti che non sia una cosa seria, ti tranquillizzi un po’ e torni a poltrire.

TELEFONO.
Rispondi di nuovo, ma a te non risponde nessuno. “SCREANZATI”, pensi.
(Potrebbe capitare che la tua voce interiore pecchi un po’ di scurrilità).
Torni a fatica a poltrire.


TE. LE. FO. NO.
RISPONDI, mugugnando qualcosa in una lingua che nemmeno sapevi di conoscere.
“ Ciao sono Ermenegilda, la vicina di casa. Oltre ad avermi dato un nome del cazzo alla nascita, sono pure venuta su ipocondriaca... non è che per caso c'è tua madre la gentile infermiera in casa, così me ne posso approfittare facendo la finta amicona?”
…magari le parole non sono proprio esattamente fedeli, ma il senso era quello.

Avendo appurato che il mondo non vuole che tu rimanga a letto, ti alzi.

Apri la finestra, ma gli uccellini-Chopin si sono trasformati in piccioni pulciosi che svolazzano annoiati in compagnia di tubi di scarico e sbuffi puzzolenti di autobus.


…ci rinuncio.

domenica 27 gennaio 2013

Ricorda.


Al di là del falso buonismo;
Al di là del "sono-alternativo-a-tutti-i-costi" quindi mi distacco dal ricordare, e biasimo chi sente sinceramente di farlo.
Non è detto che tutto ciò che sia "istituzione" sia necessariamente da criticare.
Non è detto che ricordando la Shoah si dimentichino automaticamente tristi episodi che da questa sono ricalcati, o che la ricalcano.

Come un minuto di silenzio non ha senso se vissuto pensando a cosa si mangerà a pranzo, il giorno della memoria non ha senso per chi non sceglie di ricordare con sentimento.

E chi fa questa scelta sente che il 27 gennaio SERVE. 

È vero, non serve a riportare in vita quella gente.
...non voglio essere noiosa, ripetendo che ci permette di non compiere gli stessi errori fatti in passato.
Io dico che voglio crederci, eppure tante, tante volte arrivo quasi a non riuscirci. 

Perchè dalle stesse labbra che parlando dei Lager tedeschi dicono: "povera gente", troppo spesso ho sentito pronunciare parole razziste contro altre minoranze presenti IN QUESTO MOMENTO in Italia.

Ripeto, non sto moraleggiando a caso, sento di poter dire che tutto quello che scrivo è sincero.

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Con tutti i brividi che mi hanno posseduta su quei vialoni gelidi in Polonia, nonostante il cappotto.

Con tutta l'immobile, ignara tranquillità delle bellissime betulle che circondano quell'area.
Con tutta l'angoscia di quegli sguardi cerchiati che ti guardano dalle foto attaccate alle pareti di un Block.
Con tutto il dolore di quella stanza piena, stipata, stracolma di capelli.
Con tutta lo smarrimento provato nel vedere quei vestiti. Piccoli. Che sarebbero potuti essere di una delle mie sorelle.

Perché loro il mio cappotto non lo avevano.
Perché quegli sguardi svuotati sono appartenuti a persone in carne ed ossa.
Perché quella montagna di capelli è qualcosa di assolutamente incommentabile.
Perché le bambine che portavano quei vestitini, non hanno avuto il diritto di crescere.

Con tutto il sentimento di una che per due anni non è riuscita a scrivere niente su questo argomento, e prende il "coraggio" di buttar giù qualche parola smozzicata nel giorno della memoria del 2013.

Memoria.
"Gli anni della storia sembrano lunghi e lontani, ma in realtà non sono che un soffio, e gli avvenimenti apparentemente dispersi in quella dimensione della storia che è il tempo sono in realtà vicini e collegati da quel misterioso robustissimo filo che è la memoria degli uomini." [Andrea Rossi]


Non dar peso a chi ti dice che è tutta una montatura di impalcature buoniste e senza senso.
Vivi la giornata della memoria per te e per la tua coscienza.
Per andare contro quelle labbra che parlano senza riflettere.
Ma soprattutto, vivi la giornata della memoria per tutti loro.
Per non dimenticarli, trattandoli a quel punto allo stesso modo in cui sono stati trattati lì nei campi: numeri.
Non sono stati solo 6 milioni di morti, sono stati 6 milioni di VITE, ognuna particolare ed unica.

Ricorda.
E fa ricordare a chi credi abbia la sensibilità di farlo.
 

domenica 23 dicembre 2012

Moral Post: PASSION FOR FAAAASHION.



Oggi me la sento molto “O tempora o mores”. [ndr: me la sento bacchettona.]
Sì, perchè come ogni anno mi sono messa a fare l’elfetto natalizio impacchetta regali.

Evviva, evviva: arriva Babbo Natale!!!

E sotto l’albero ci trovi delle bambole-mostro, tali “Monster High”.
Dev’essermi sfuggito qualcosa: a 6 anni io dei mostri avevo paura. Giocavo con le Barbie. Al massimo cadevo in depressione perchè tutte le mie bambole erano bionde. Dannate.
Poi sono arrivate le Bratz.
Lo ammetto, le adoravo. Però è con loro che ha preso il via “l’inizio della fine” del bambolame vario.
Vitino da vespa, occhioni con sguardi da porche, scarpe che farebbero invidia a Lady Gaga.
FA VO LO SE, TESOVO.
E ora ecco le “Monster High”, che a quanto ho capito stanno in una specie di scuola per mostriciattole supersexy.
Tutte intorno ai 15 anni, con scarpe che non porterebbe neppure una di 30.
Vestiti ancora più fashion victim delle Bratz, con tocchi darkettosi qui e là.
Fammi capire, vogliono convertire le ragazzine in mini Gothic Lolita fin da piccole?
La fissa per il mistero, l’oscuro e il soprannaturale la passiamo in tanti, vero.
Però se devi farti prendere le fisse, fattele prendere per bene!
Voglio dire, o sei un mostro, o sei una liceale very fashion.
O sei un vampiro, o sei un essere sbrilluccicoso. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale.
Non puoi pretendere di essere entrambe le cose.
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E dopo tutte queste banalità che ho sparato, ossequi. 

  OH OH OOOOOOOH BUON NATALE!!!!

mercoledì 7 novembre 2012

Piccolo appunto per piccoli latinisti.


Non ho 2 cervelli. 

In effetti ne ho solo uno, che riesce a mantenere una media di funzionamento instabile accettabile.

Nel titolo ho usato il plurale però.

Dai, ammettilo: quanto faceva poco chic scrivere "Post Sani in Cerebrum insanum"?


giovedì 26 luglio 2012

...



Ci sono momenti in cui l’ultima cosa che vorremmo... sarebbe essere consolati.
In quei momenti esistono al mondo delle persone, caro lettore, persone rare e bellissime, che da bisognose di conforto… passano a donarlo.
Questo post è in effetti dedicato ad una di queste persone.


Ci sono momenti di tensione, di rabbia, di dolore, di delusione, di tormento, di disperazione.
Ci sono momenti di vuoto.
In quei momenti si sentono addosso gli sguardi brucianti d’affetto delle persone vicine.
Brucianti, sì.
Ma forse solo per le persone che, come me, sono cariche di quell’arma a doppio taglio che è l’orgoglio. Scaldano quegli sguardi, moltissimo. Tanto che, qualche volta, sembra che scottino i lembi della pelle che accarezzano.
E ci rendiamo perfettamente conto dell’inutilità di quel nostro sentimento. Ce ne rendiamo conto, eppure alle volte vorremmo solo urlare la fottuta richiesta di essere lasciati in pace.


Siamo una contraddizione che parla, cammina e respira.
Proprio quando  avremmo bisogno di qualcuno accanto, non abbiamo altro desiderio che cacciarlo via.


In quei momenti non sai mai se avrà la meglio la volontà di non lasciarti guardare, travolto dalle tue debolezze; se questa volontà sarà costretta a crollare, attaccata e distrutta dalla parola giusta pronunciata dalla persona giusta; se esploderai nel peggiore dei modi, aggredendo chi cerca di aiutare.


In realtà però, lettore, la mia riflessione non è nata per parlare di queste reazioni, ma di una ben più sottile.


Com-patire: soffrire insieme, nel significato più nobile della parola.
E, se qualcuno soffre sinceramente con e per noi, c’è il rischio che questa persona ci voglia davvero bene.
[Uno scettico potrebbe optare per una spiccata sensibilità dell’individuo in questione, ma questa è un’altra storia.]
Ed è proprio quando si ha di fronte una persona della quale si conosce la verità del sentimento con cui compatisce che, alle volte, si fa strada il sottile meccanismo di cui ti parlavo.



L’orgoglio svanisce.
Il dolore è ancora là.
È l’affetto a guidare la partita.


Da rassicurato… passi a rassicuratore. Ascolti ciò che l’altro ha da dirti. Fai credere a chi hai di fronte che quelle parole hanno avuto effetto.
Già, stai dando a quella persona una sorta di premio per il sostegno che ha provato a dimostrare.
Il dolore è ancora là ma, con tutto l’amore con cui riesci a farlo rintanare in un angolino del tuo sguardo, cerchi di far credere a chi hai davanti di essere riuscito a consolarti.
E, nella migliore delle ipotesi, riesci a convincerti che sia davvero così.

Metti davanti al tuo dolore la soddisfazione di quell’ amico, compagno o parente che, mosso dall’amore per te, si è cimentato nell’impresa di consolarti.
Doni a quella persona il conforto che dà il confortare.

…Riesci a capire cosa intendo? [Se sono troppo confusa ti prego, scusami.]



In quanto consolatore puoi cadere in quella dolce trappola che il tuo amico, compagno o parente ti ha teso, oppure puoi riuscire a percepire che l’ha appena allestita.
E ti senti impotente di fronte alla barriera che l’altro ti ha costruito davanti. Non vedi modi per scalfirla ed arrivare a qualcosa di positivo. Non vedi modi per penetrare quegli occhi.
Adesso è lì, con il suo sguardo, che sta bruciando la tua di pelle.

In realtà… si sa, nessun muro è indistruttibile, si può tornare all’attacco con un’altra strategia.
Oppure… si può lasciare, fluttuante, l’illusione che avete entrambi di essere riusciti nei vostri propositi. Far valere quel silenzio consapevole e pieno di sottintesi che solo due persone complici possono condividere. Riconoscere che forse la persona che hai davanti ha bisogno di più tempo per lasciarti intravedere della luce da quella crepa nella barriera. Perché la crepa c’è, basta solo aspettare con amore e pazienza di riuscire a sfondarla.




Ci sono momenti in cui l’ultima cosa che vorremmo... sarebbe essere consolati.
In quei momenti esistono al mondo delle persone, caro lettore, persone rare e bellissime, che da bisognose di conforto… passano a donarlo.