domenica 23 dicembre 2012

Moral Post: PASSION FOR FAAAASHION.



Oggi me la sento molto “O tempora o mores”. [ndr: me la sento bacchettona.]
Sì, perchè come ogni anno mi sono messa a fare l’elfetto natalizio impacchetta regali.

Evviva, evviva: arriva Babbo Natale!!!

E sotto l’albero ci trovi delle bambole-mostro, tali “Monster High”.
Dev’essermi sfuggito qualcosa: a 6 anni io dei mostri avevo paura. Giocavo con le Barbie. Al massimo cadevo in depressione perchè tutte le mie bambole erano bionde. Dannate.
Poi sono arrivate le Bratz.
Lo ammetto, le adoravo. Però è con loro che ha preso il via “l’inizio della fine” del bambolame vario.
Vitino da vespa, occhioni con sguardi da porche, scarpe che farebbero invidia a Lady Gaga.
FA VO LO SE, TESOVO.
E ora ecco le “Monster High”, che a quanto ho capito stanno in una specie di scuola per mostriciattole supersexy.
Tutte intorno ai 15 anni, con scarpe che non porterebbe neppure una di 30.
Vestiti ancora più fashion victim delle Bratz, con tocchi darkettosi qui e là.
Fammi capire, vogliono convertire le ragazzine in mini Gothic Lolita fin da piccole?
La fissa per il mistero, l’oscuro e il soprannaturale la passiamo in tanti, vero.
Però se devi farti prendere le fisse, fattele prendere per bene!
Voglio dire, o sei un mostro, o sei una liceale very fashion.
O sei un vampiro, o sei un essere sbrilluccicoso. Ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale.
Non puoi pretendere di essere entrambe le cose.
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E dopo tutte queste banalità che ho sparato, ossequi. 

  OH OH OOOOOOOH BUON NATALE!!!!

mercoledì 7 novembre 2012

Piccolo appunto per piccoli latinisti.


Non ho 2 cervelli. 

In effetti ne ho solo uno, che riesce a mantenere una media di funzionamento instabile accettabile.

Nel titolo ho usato il plurale però.

Dai, ammettilo: quanto faceva poco chic scrivere "Post Sani in Cerebrum insanum"?


giovedì 26 luglio 2012

...



Ci sono momenti in cui l’ultima cosa che vorremmo... sarebbe essere consolati.
In quei momenti esistono al mondo delle persone, caro lettore, persone rare e bellissime, che da bisognose di conforto… passano a donarlo.
Questo post è in effetti dedicato ad una di queste persone.


Ci sono momenti di tensione, di rabbia, di dolore, di delusione, di tormento, di disperazione.
Ci sono momenti di vuoto.
In quei momenti si sentono addosso gli sguardi brucianti d’affetto delle persone vicine.
Brucianti, sì.
Ma forse solo per le persone che, come me, sono cariche di quell’arma a doppio taglio che è l’orgoglio. Scaldano quegli sguardi, moltissimo. Tanto che, qualche volta, sembra che scottino i lembi della pelle che accarezzano.
E ci rendiamo perfettamente conto dell’inutilità di quel nostro sentimento. Ce ne rendiamo conto, eppure alle volte vorremmo solo urlare la fottuta richiesta di essere lasciati in pace.


Siamo una contraddizione che parla, cammina e respira.
Proprio quando  avremmo bisogno di qualcuno accanto, non abbiamo altro desiderio che cacciarlo via.


In quei momenti non sai mai se avrà la meglio la volontà di non lasciarti guardare, travolto dalle tue debolezze; se questa volontà sarà costretta a crollare, attaccata e distrutta dalla parola giusta pronunciata dalla persona giusta; se esploderai nel peggiore dei modi, aggredendo chi cerca di aiutare.


In realtà però, lettore, la mia riflessione non è nata per parlare di queste reazioni, ma di una ben più sottile.


Com-patire: soffrire insieme, nel significato più nobile della parola.
E, se qualcuno soffre sinceramente con e per noi, c’è il rischio che questa persona ci voglia davvero bene.
[Uno scettico potrebbe optare per una spiccata sensibilità dell’individuo in questione, ma questa è un’altra storia.]
Ed è proprio quando si ha di fronte una persona della quale si conosce la verità del sentimento con cui compatisce che, alle volte, si fa strada il sottile meccanismo di cui ti parlavo.



L’orgoglio svanisce.
Il dolore è ancora là.
È l’affetto a guidare la partita.


Da rassicurato… passi a rassicuratore. Ascolti ciò che l’altro ha da dirti. Fai credere a chi hai di fronte che quelle parole hanno avuto effetto.
Già, stai dando a quella persona una sorta di premio per il sostegno che ha provato a dimostrare.
Il dolore è ancora là ma, con tutto l’amore con cui riesci a farlo rintanare in un angolino del tuo sguardo, cerchi di far credere a chi hai davanti di essere riuscito a consolarti.
E, nella migliore delle ipotesi, riesci a convincerti che sia davvero così.

Metti davanti al tuo dolore la soddisfazione di quell’ amico, compagno o parente che, mosso dall’amore per te, si è cimentato nell’impresa di consolarti.
Doni a quella persona il conforto che dà il confortare.

…Riesci a capire cosa intendo? [Se sono troppo confusa ti prego, scusami.]



In quanto consolatore puoi cadere in quella dolce trappola che il tuo amico, compagno o parente ti ha teso, oppure puoi riuscire a percepire che l’ha appena allestita.
E ti senti impotente di fronte alla barriera che l’altro ti ha costruito davanti. Non vedi modi per scalfirla ed arrivare a qualcosa di positivo. Non vedi modi per penetrare quegli occhi.
Adesso è lì, con il suo sguardo, che sta bruciando la tua di pelle.

In realtà… si sa, nessun muro è indistruttibile, si può tornare all’attacco con un’altra strategia.
Oppure… si può lasciare, fluttuante, l’illusione che avete entrambi di essere riusciti nei vostri propositi. Far valere quel silenzio consapevole e pieno di sottintesi che solo due persone complici possono condividere. Riconoscere che forse la persona che hai davanti ha bisogno di più tempo per lasciarti intravedere della luce da quella crepa nella barriera. Perché la crepa c’è, basta solo aspettare con amore e pazienza di riuscire a sfondarla.




Ci sono momenti in cui l’ultima cosa che vorremmo... sarebbe essere consolati.
In quei momenti esistono al mondo delle persone, caro lettore, persone rare e bellissime, che da bisognose di conforto… passano a donarlo.






venerdì 22 giugno 2012

...trasferimento...

Già, mi trasferisco... virtualmente parlando!

Sposto il mio giovanisssssssssimo blog da tumblr a qui. In realtà non ho niente contro quel sito, mi urta semplicemente il fatto che se mai dovessi avere un lettore, non possa commentare con quello che gli viene in mente lì per lì.
E quindi mi do il benvenuto su blogger.

I tre post qui sotto li avevo già caricati su tumblr...
E poi spero di riuscire ad aggiungerne uno nuovo ogni 2-3 settimane...
Non fare quella faccia, magari lo faccio davvero.

Grazie già solo per aver letto questo post inutile. =D 

mercoledì 16 maggio 2012

IL TEMIBILE "qualcunoscrutatore"

Il fatto è che non mi fermo mai a guardare dalla finestra. Tende tirate, luce che filtra placidamente sul letto. Scanso le tende ( le mie BELLISSIME tende), salgo in piedi sul materasso, guardo
Guardo la strada. 
Guardo le macchine che passano, prive d’identità. Strano quanto spesso ci si dimentica che là, dentro quelle scatolette di metallo da evitare quando attraversi la strada, ci sono tizi che pensano a chissà cosa.  
Guardo la fermata dell’8 che, non si sa com’è, è sempre popolata. 
Guardo le persone. Potrei mettermi a fissare qualcuno per ore, e non saprebbe mai che “ci sono anch’io”, come direbbe Max Pezzali. Però magari potrebbe avere quella sensazione che chiamiamo “sentirsi osservati”. 
Che qualcuno mi spieghi come cavolo facciamo a sentirci osservati. Cioè così, dal niente, ce ne usciamo che: “mi sento osservata”. Boh vai a capirci. 
Ebbene, quel qualcuno avvertirà che c’è un altro qualcuno che lo sta scrutando. 
E io, il temibile “qualcunoscrutatore”, me ne starò qua… nel frattempo magari mi accascerò pure tra le mie morbide copertone: mi metterò comoda comoda a finire di mettere in soggezione il prossimo a distanza, forte della finestra e dei due piani d’altezza che mi separano dall’essere individuata come il “qualcunoscrutatore”. 
DIVERTENTE.
Perché poi se ci fai caso… ci riusciamo quasi sempre beccarlo lo scrutatore colpevole, quando avvertiamo che ci sta guardando (e quando si trova nelle strette vicinanze…non due piani più su… eheheheh). TAC, e ci giriamo esattamente nella sua direzione. 
… E hanno pure il coraggio di venirci a dire che non abbiamo i super poteri. TSK, ILLUSI.

Va bè… e poi? 

E poi niente! Io rimarrò qua a crogiolarmi in quella sorta di assurda soddisfazione che scaturirà quasi spontanea dal fatto che il malcapitato essere che fisserò vivrà tranquillamente la sua vita saprà che da qualche parte io esisto... ma non potrà individuarmi. 
SARÒ INVINCIBILE DIOSANTO.
Grandi deliri di onnipotenza … che serietà.


P.s. Le morbide copertone sono le intruse della situazione. Chiedo venia, la bozza di questo post l'ho scritta prima di avere anche solo l'idea di piazzare le mie pippe mentali su un blog.

lunedì 14 maggio 2012

Parlo solo perché in effetti immortale non sono.

Qualche giorno fa ho visto Dark Shadows.
In realtà dopo aver visto il trailer mi aspettavo una cosa alquanto demenziale che puntasse sull’impagabile ironia Burtoniana. Che poi c’è stata, ma non quanto speravo…
Non la tiro per le lunghe, ho introdotto il fatto che ho visto il film per farti sniffare leggere qualche riga in più.
A parte gli scherzi e la droga, c’è stato uno spunto che ho trovato geniale. Sicuramente non originale come idea, nel senso, non è che Tim ha preso e si è inventato questa cosa, però l’ha resa in maniera molto simpatica. Se hai visto il film e sei una persona attenta capirai a che scena mi sto riferendo dopo aver letto la riflessioncina, non starò qui a fare spoiler marcio spiegando cosa succede.
Ecco qua:

Se uno, avendo a disposizione l’eternità, fosse al buio, costretto all’immobilità e senza alcun punto di rifermento… Che valore inizierebbe ad avere il tempo per lui?
Probabilmente un’eternità diventerebbe come 20 minuti, 20 minuti sarebbero un’eternità.
“Che cos’è il tempo” è una domanda che evito di pormi, almeno in questa sede: TANTI altri prima di me si sono interrogati sull’argomento riempiendo di pagine i libri di filosofia. Davvero, TANTI.
Però cavolo... pensa un attimo a come lo viviamo il tempo.
Altro che eternità, dobbiamo fare i conti col minuto che passa noi!
Cristo santo se davvero fossi immortale sarebbe interessantissimo passare un centinaio di anni in una situazione del genere. Magari noioso, ma quanto meno interessante.

FOLLIA? Nah, parlo solo perché in effetti immortale non sono.
P.s. Eva Green (oltre ad essere una gran faiga) è stata una super presa a bene! Sorrisoni inquietanti a gogo e tutto il resto: ci stava TROPPO.
P.p.s. Tanto amore per la cara Chloe che da Hit girl mi diventa fattona, biondona e conformemente anticonformista.
P.p.p.s. Tanto amore anche per Johnny, per la sua mimica e per il suo doppiatore Fabio. Ossì.

Okay, ho finito, va’ in pace. :)  

domenica 13 maggio 2012

La cosa importante da capire di me...



È che solitamente scrivo insensatamente di cose sensate e sensatamente di cose insensate. 
E che probabilmente mi sarei un po’ impicciata a leggere a voce alta questa frase.



Tutto il resto è noia, dato che siamo su un blog e che su un blog si è tenuti semplicemente a leggere ciò che altre menti insane partoriscono.

:)