Guardo la strada.
Guardo le macchine che passano, prive d’identità. Strano quanto spesso ci si dimentica che là, dentro quelle scatolette di metallo da evitare quando attraversi la strada, ci sono tizi che pensano a chissà cosa.
Guardo la fermata dell’8 che, non si sa com’è, è sempre popolata.
Guardo le persone. Potrei mettermi a fissare qualcuno per ore, e non saprebbe mai che “ci sono anch’io”, come direbbe Max Pezzali. Però magari potrebbe avere quella sensazione che chiamiamo “sentirsi osservati”.
Che qualcuno mi spieghi come cavolo facciamo a sentirci osservati. Cioè così, dal niente, ce ne usciamo che: “mi sento osservata”. Boh vai a capirci.
Ebbene, quel qualcuno avvertirà che c’è un altro qualcuno che lo sta scrutando.
E io, il temibile “qualcunoscrutatore”, me ne starò qua… nel frattempo magari mi accascerò pure tra le mie morbide copertone: mi metterò comoda comoda a finire di mettere in soggezione il prossimo a distanza, forte della finestra e dei due piani d’altezza che mi separano dall’essere individuata come il “qualcunoscrutatore”.
DIVERTENTE.
Perché poi se ci fai caso… ci riusciamo quasi sempre beccarlo lo scrutatore colpevole, quando avvertiamo che ci sta guardando (e quando si trova nelle strette vicinanze…non due piani più su… eheheheh). TAC, e ci giriamo esattamente nella sua direzione.
… E hanno pure il coraggio di venirci a dire che non abbiamo i super poteri. TSK, ILLUSI.
Va bè… e poi?
E poi niente! Io rimarrò qua a crogiolarmi in quella sorta di assurda soddisfazione che scaturirà quasi spontanea dal fatto che il malcapitato essere che fisserò
SARÒ INVINCIBILE DIOSANTO.
Grandi deliri di onnipotenza … che serietà.
P.s. Le morbide copertone sono le intruse della situazione. Chiedo venia, la bozza di questo post l'ho scritta prima di avere anche solo l'idea di piazzare le mie pippe mentali su un blog.